Bingo online: le regole, il 70% e i numeri che gli operatori pubblicano

Le regole del bingo ADM — compresa quella che impedisce di giocare in meno di tre — e l’unico minimo di ritorno che puoi verificare da solo: il 70%. Siamo andati a leggere le tabelle di cinque operatori, e alcuni numeri non tornano.

Tiago Francisco
Ultimo aggiornamento:
22/09/2026

Dove giocare a bingo: gli operatori ADM e quanto dichiarano di restituire

Gli operatori con concessione in vigore e scheda verificata. In testa chi pubblica le tabelle di restituzione che la norma del bingo impone — ed è l’unica famiglia di giochi in cui questo confronto si può davvero fare.

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Come si gioca, e le regole che valgono solo in Italia

Compri una o più cartelle, un generatore estrae i numeri uno a uno, e vinci quando la tua cartella completa una delle combinazioni previste. Fin qui è la tombola di sempre.

Quello che cambia online è che il bingo italiano ha un regolamento proprio, dettagliato, che non assomiglia a nessuno degli altri giochi da casinò. E vale la pena conoscerlo, perché contiene almeno tre regole che nessuno si aspetta.

Non si può giocare in meno di tre

È la più sorprendente, ed è scritta così:

«Non possono essere effettuate partite: con la partecipazione di un numero di giocatori inferiore a tre; con la partecipazione di un numero di giocatori uguale a tre se uno dei giocatori ha acquistato un numero di cartelle superiore al 50% del totale delle cartelle vendute. In tali casi l’importo delle eventuali cartelle vendute è rimborsato integralmente

Due conseguenze pratiche. La prima: se entri in una sala vuota, la partita non parte — non è un guasto. La seconda, e più fine: non puoi comprare metà delle cartelle di un tavolo quasi vuoto per aumentare le tue probabilità, perché la partita viene annullata e ti rimborsano tutto.

Il premio bingo esce sempre

«Il premio del bingo è assegnato obbligatoriamente in tutte le partite.»

Non esistono partite senza vincitore. E la sessione finisce quando esce l’ultimo premio previsto — non quando si esauriscono i numeri.

Da qui viene anche il limite di dimensione del gioco: l’estrazione è «progressiva di massimo 100 elementi». Tutte le varianti che trovi — 90 palline, 75, 52, o le cartelle a simboli — stanno dentro quel tetto.

L'ordine dei premi non è stabilito dalla legge

Questa è contro-intuitiva e quasi nessuno la dice. La sequenza che conosci — Ambo, Terno, Quaterna, Cinquina, le Linee, poi il Bingo — non è una regola ADM. La norma impone due cose soltanto: che il premio bingo ci sia in ogni partita, e che l’ultimo premio chiuda la sessione.

Tutto il resto — quali premi esistono, in che ordine, con che percentuale del montepremi — è il progetto di gioco del concessionario, che l’ADM autorizza sala per sala. È per questo che due sale dello stesso operatore possono avere premi diversi, e perché conviene leggere la scheda della sala prima di comprare le cartelle.

Il prezzo, e le altre regole che ti riguardano

  • Una cartella non può costare più di 10,00€, e il prezzo dev’essere «pari al centesimo di euro o ad un suo multiplo». Nella pratica il mercato va da 0,02€ a 1,00€.
  • Prezzo uguale per tutti nella stessa tipologia di premio. Si possono vendere cartelle a prezzi diversi nella stessa partita solo se concorrono a montepremi diversi.
  • La giocata a caratura — dividere una giocata in quote — arriva a un massimo di 100 cedole, non può produrre resti, e attenzione: «le cedole di caratura invendute non vengono considerate vincenti».
  • Vedi gli altri giocatori, «mediante pseudonimo». Non è una funzione sociale: è un obbligo della norma, come lo è vedere il numero provvisorio di cartelle vendute e l’importo provvisorio dei premi durante la fase di vendita.
  • I limiti di gioco sono obbligatori per entrare: l’attivazione degli strumenti di autolimitazione è richiesta «pena l’impossibilità di accedere all’area di gioco». Come funzionano, e l’autoesclusione valida su tutti gli operatori, sono spiegati nella pagina sul gioco responsabile.

Una regola di stile che dice molto

L’ADM ammette premi extra e jackpot, ma con un divieto preciso:

«È esclusa la possibilità di offrire premi aggiuntivi e jackpot le cui regole, la cui denominazione e la cui veste grafica siano assimilabili a quelle del gioco del lotto e dei suoi giochi complementari ovvero dei giochi numerici a totalizzatore nazionale.»

Il bingo non può travestirsi da Lotto. È una norma di confine fra due prodotti pubblici, e spiega perché i jackpot del bingo si chiamano «Gold», «Silver» o «One» e mai qualcosa che ricordi un’estrazione nazionale.

Il 70%: l'unico minimo che puoi controllare da solo

Il bingo ha il ritorno minimo più basso di tutto il casinò — 70%, contro il 90% delle slot e della roulette. Ma ha una cosa che gli altri giochi non hanno: gli operatori sono obbligati a pubblicare, mese per mese e sala per sala, quanto hanno davvero restituito.

L’obbligo è nella norma del bingo: il concessionario deve rendere disponibile «in qualsiasi momento … l’ammontare rapportato alla raccolta destinato al montepremi, la relativa ripartizione e le regole di determinazione e di assegnazione delle vincite, comprensive degli eventuali jackpot».

Siamo andati a leggere quelle tabelle in cinque operatori. È una lettura che si può rifare in dieci minuti, e il risultato merita attenzione.

Quello che gli operatori dichiarano

Prima le promesse, tutte prese dalle pagine ufficiali:

BetFlag: «Il montepremi è pari ad almeno il 70% dell’importo delle cartelle vendute per ogni partita.»
Lottomatica: «La quota destinata al montepremi è posta, come da disposizioni legislative, al 70% dell’importo totale delle singole cartelle vendute ad ogni partita.»
SNAI: «La percentuale di restituzione al giocatore, compreso l’ammontare dell’accantonamento per i vari jackpot, è del 70%
Sisal: «Sisal ha deciso di premiare i propri clienti destinando al montepremi una quota pari ad una percentuale compresa tra il 73% e il 76%

Quello che le stesse pagine pubblicano

La BetFlag mette i suoi numeri in una tabella con tre colonne. La terza si chiama, alla lettera, «% Vincita minima indicata da ADM», e per ogni sala di bingo contiene 70%. La seconda si chiama «% Restituzione Vincita BetFlag Agosto 2026».

Sala Restituito, agosto 2026 Minimo indicato da ADM
Rubino90 68,87% 70%
Italia30 69,64% 70%
Zaffiro75 69,99% 70%
Diamante90 70,59% 70%
Bingone 75,33% 70%

Tre sale su cinque sotto il numero che la colonna accanto indica come minimo. Senza asterisco, senza nota, senza spiegazione — l’abbiamo cercata in tutta la pagina.

E non è un caso isolato di una marca. Le stesse sale — è un circuito condiviso — appaiono su Lottomatica, Goldbet e Planetwin365, con i loro numeri di giugno 2026:

Sala RTP giugno 2026
Rubino90 69,57%
Italia30 69,99%
Zaffiro75 69,99%
Diamante90 70,97%
BingOne 74,58%

Le stesse tre sale, in un altro mese, su altre tre marche. Sempre sotto, e sempre le stesse.

Perché la spiegazione del jackpot qui non funziona

La risposta naturale sarebbe: «il jackpot si accantona a parte, quindi il montepremi pagato in un mese è più basso». Per quasi tutti i giochi sarebbe corretto. Per il bingo no, e la differenza è nel testo della norma.

Le Linee Guida elencano i minimi tipologia per tipologia, e per le altre famiglie scrivono sempre la stessa formula: «non inferiore all’80% delle somme raccolte al netto dei jackpot», «non inferiore al 90% delle somme raccolte al netto dei jackpot». Poi, isolata, arriva la riga del bingo:

«per il gioco del Bingo, la %RTP è almeno il 70% della raccolta»

Della raccolta. Senza «al netto dei jackpot». Il bingo è l’unica tipologia a cui quella deduzione non si applica — e la SNAI lo conferma quando scrive che il suo 70% è «compreso l’ammontare dell’accantonamento per i vari jackpot».

Quello che va detto dall'altra parte

Per onestà, e perché conta: il numero pubblicato è una restituzione realizzata in un mese, mentre il minimo legale si applica alla raccolta di ogni partita. Sono due cose vicine ma non identiche, e un mese aggregato può chiudere leggermente sotto per effetto di jackpot maturati e non ancora assegnati.

Che quella metrica oscilli molto è dimostrato dalla Sisal, che nella sua tabella ha la sala Super Bingo a 62,50% in maggio e a 104,50% in giugno. Un numero sopra il 100% non significa che l’operatore abbia perso soldi per sempre: significa che quel mese ha pagato un jackpot accumulato prima.

Questo indebolisce la lettura di un caso isolato. Non spiega però tre sale che stanno sotto nello stesso mese, in due gruppi indipendenti, con lo scarto sempre nella stessa direzione — e con l’operatore a dichiarare, nella riga sopra, che il minimo è 70%.

Non stiamo dicendo che qualcuno violi la legge: non abbiamo i dati per partita, e solo l’ADM li ha. Stiamo dicendo una cosa più semplice e verificabile da chiunque: i numeri che questi operatori pubblicano non tornano con il minimo che loro stessi indicano, e nessuno lo spiega.

Un dettaglio che dice come nascono questi numeri

Nel codice della pagina della BetFlag, le celle con i valori del bingo — e solo quelle — sono avvolte in un’etichetta che i programmi di posta elettronica lasciano quando si incolla il corpo di un’e-mail. Le altre righe della stessa tabella non ce l’hanno.

È un dettaglio minuscolo e non prova nulla sui numeri in sé. Dice però qualcosa sul processo: i dati di restituzione di un prodotto regolato arrivano al sito per copia-incolla da una mail, non da un sistema.

Le sale, operatore per operatore

Lettura dei lobby del 22 settembre 2026, la mattina. I prezzi e il numero di sale cambiano poco; i premi in corso cambiano di minuto in minuto e servono solo a dare la scala.

Operatore Sale Cartella Note
Sisal 8 0,02€ – 1,00€ filtro 90/75 palline; sala ClubSisal riservata al programma fedeltà
SNAI 7 0,02€ – 1,00€ le stesse sale della Sisal, meno una
tombola.it 6 0,02€ – 0,60€ concessione 16033; include Cinco, a 52 palline
Lottomatica, Goldbet, Planetwin365, BetFlag 5 0,01€ – 10€ circuito condiviso: Rubino90, Diamante90, Zaffiro75, Italia30, BingOne
Gioco Digitale 7 0,01€ – 10€ due sale private; sito in manutenzione da settembre

Le sale sono condivise, e si vede

Due scoperte della stessa lettura, e cambiano il modo di leggere la tabella qui sopra.

Sisal e SNAI giocano nella stessa sala. Alle 10:05 e alle 10:12 del 22 settembre, la SuperBingo mostrava 1.159 giocatori sulla Sisal e 1.161 sulla SNAI, con premio in corso di 1.708,16€ e 1.710,08€. Non sono due sale simili: è la stessa sala, vista da due marche.

BetFlag e Goldbet sono la stessa casa. I due piè di pagina dichiarano la stessa via a Roma e lo stesso Gruppo IVA, con due concessioni diverse (16008 e 16009).

Per te significa una cosa concreta: cambiare marca non cambia la sala. Il montepremi, i giocatori e le probabilità sono gli stessi. Quello che cambia sono il bonus, l’assistenza e — come si è visto sopra — la percentuale che ciascun concessionario dichiara di aver restituito ai suoi giocatori.

Che cosa distingue davvero una sala

Non il nome. Questi quattro parametri, che i circuiti pubblicano sala per sala:

Sala Tipo Cartella Max cartelle Jackpot
Rubino90 90 palline 0,10€ / 0,50€ 180 Jackpot One 400€ — ma «vengono vinti solamente nelle partite dove il costo della singola cartella è di 0,50€»
Diamante90 90 palline 0,40€ 90 fissi ogni 6 minuti
Zaffiro75 75 palline 0,05€ / 0,10€ 30 o 120 fisso, chiamata entro la 74ª
Italia30 simbolica, base 30 0,20€ 20 Jackpot One 200€, chiamata alla 10ª
BingOne 90 palline 0,01€ – 10€ fino a 2.000 Jackpot One 10€ – 1.000€

La riga della Rubino90 è quella da leggere due volte: il jackpot esiste solo nelle partite a 0,50€. Chi gioca le cartelle da 0,10€ nella stessa sala non concorre, e il lobby non lo dice.

La Italia30 è l’altra da notare: non usa numeri ma simboli — province, cibo, animali, mestieri — con estrazioni ogni tre minuti. È permesso dalla norma, che parla di «elementi numerici simbolici» la cui veste grafica dev’essere autorizzata dall’ADM.

Tombola e bingo: tre regimi diversi con lo stesso nome

È la confusione più comune, e ha una risposta precisa: «tombola» copre tre cose giuridicamente diverse, e solo una è quella di cui parla questa pagina.

Chi la fa Regole Tetto
In famiglia tu, a Natale eccezione espressa di legge: consentita se «in ambito familiare e privato» e «per fini prettamente ludici» nessuno
Di associazione enti senza scopo di lucro, parrocchie, partiti comunicazione a Prefetto e Sindaco 30 giorni prima, cauzione pari ai premi, estrazione pubblica davanti a un incaricato del Comune 12.911,42€ di premi, vendita limitata al comune e ai limitrofi
Online concessionari ADM l’appendice che raccontiamo in questa pagina: RTP 70%, minimo 3 giocatori, sistema centralizzato cartella max 10,00€

La prima è legale per eccezione nominata, non per tolleranza: la legge vieta «ogni sorta di lotteria, tombola, riffa» e poi elenca ciò che è consentito, includendo «le tombole effettuate in ambito familiare e privato, organizzate per fini prettamente ludici». I due requisiti valgono insieme.

E la differenza fra i due giochi?

Commercialmente gli operatori li usano come sinonimi — la Sisal ha dentro il suo prodotto Bingo una sala che si chiama Tombola e un’altra Tombolaccia. Giuridicamente esiste una sola tipologia: «il bingo a distanza». «Tombola» non è una categoria di concessione.

Storicamente, però, la distinzione è reale, e gli stessi operatori la spiegano. La Sisal:

«Mentre il Bingo ha avuto origine negli Stati Uniti, la storia della Tombola è profondamente radicata nella cultura italiana. Nata nel 1734 a Napoli … come alternativa casalinga al gioco del Lotto, vietato durante il periodo natalizio.»

«A differenza del Bingo, nella Tombola i premi vengono stabiliti prima di cominciare il turno di gioco e possono corrispondere a … regali o premi simbolici

È la differenza che conta anche oggi: nella tombola i premi si sanno prima; nel bingo sono una percentuale della raccolta, e la norma obbliga a mostrarti l’importo provvisorio mentre le cartelle si vendono.

Quello che i siti scrivono male sul bingo

  • 🔴 Il leader del mercato non pubblica il RTP del proprio bingo. Il sito tombola.it — concessione 16033, il più visitato d’Italia per questo gioco — ha una pagina intitolata «Montepremi del Gioco del Bingo», con l’occhiello «il rapporto delle vincite sul totale delle giocate effettuate per ciascuna sala». Delle 41 righe, 40 sono slot. Delle sue sei sale di bingo ne compare una. È esattamente l’informazione che la norma del bingo obbliga a rendere disponibile.
  • 🔴 La SNAI descrive sei sale che non esistono. La sua pagina del bingo presenta «Sala Pegaso», «Sala Atena», «Sala 75 Palline», un «Housey Bingo: formato a 52 palline» e una variante «a 80 palline con cartelle 4×4», con dettagli di jackpot circostanziati («Jackpot Scrigno da 150 euro», «Tombolissima entro 40 palline»). Nessuna esiste nel suo lobby, che ha sette sale con altri nomi e un filtro che offre solo 90 e 75 palline.
  • La stessa sala, due schede contraddittorie nello stesso gruppo. Per la Rubino90, Lottomatica pubblica percentuali fisse (Ambo 2%, Terno 3%, Bingo 45%), cartelle a 0,10€ e 0,50€ e un massimo di 180 cartelle; Goldbet pubblica intervalli (Ambo «tra lo 0% e il 35%»), cartelle «tra 0,01€ e 10€» e un massimo di 2.000.
  • Un premio che non può esistere. Nella scheda della Italia30, la stessa pagina definisce «1 Linea: quando vengono estratti tutti i tre elementi di una riga» e più sotto assegna una percentuale alla «Cinquina». In una cartella da tre elementi per riga non c’è nessuna cinquina: il nome è rimasto dalla sala da 90 palline.
  • Una sala che manca dall’elenco delle sale. La pagina «Sale Bingo» della Goldbet ne descrive quattro; la BingOne non c’è — ma è nella tabella RTP dello stesso sito ed è promossa in homepage.
  • Nomi che non combaciano fra due pagine dello stesso sito. La tabella delle vincite della Sisal elenca «Sala Delle Meraviglie», «Caccia ai Simboli» e «Tombola»; il lobby dal vivo mostra «ClubSisal», «Simboli» e «Tombolaccia».
  • «AAMS» ancora in uso, e in HTTP. Il sito tombola.it invita a «vai al sito di Aams» con tre collegamenti a http://www.aams.gov.it/, fra cui un file chiamato carta dei servizi aams. L’AAMS è confluita nell’ADM nel 2012.
  • Promozioni di Pasqua in settembre. Sempre su tombola.it, il blocco «Prossime promozioni», letto il 22 settembre: «Doppia posta pasquetta», «Pasqua tombola», «Pasqua a forza 11 (mila)!».
  • Un frate promosso a fratello del re. La pagina storica della Lottomatica introduce correttamente «il frate Gregorio Maria Rocco» e poi lo chiama tre volte «il fratello Gregorio Maria Rocco».
  • Refusi nelle pagine che assolvono a un obbligo di legge. Nella pagina RTP della Lottomatica: «Percentuale del fono Jackpot a premio» (tre volte, per «fondo») e «Chiamata del Jackpot: entro l’74°».

Il bingo è, di tutti i giochi da casinò, quello con la documentazione pubblica più ricca — e anche quello dove abbiamo trovato più scarti fra ciò che è scritto e ciò che c’è. La scheda della singola sala resta il documento da leggere, anche quando contraddice la pagina editoriale dello stesso sito.

Domande frequenti

Compri una o più cartelle, un generatore certificato estrae i numeri, e vinci completando le combinazioni previste dalla sala. In Italia il bingo ha però un regolamento proprio con regole che sorprendono.

Non si può giocare in meno di tre: «non possono essere effettuate partite con la partecipazione di un numero di giocatori inferiore a tre». E nemmeno in tre, se uno ha comprato più del 50% delle cartelle — in quel caso «l’importo delle eventuali cartelle vendute è rimborsato integralmente».

Inoltre: il premio bingo esce in tutte le partite, una cartella non può costare più di 10,00€, vedi gli altri giocatori tramite pseudonimo, e devi impostare i limiti di gioco prima di entrare, «pena l’impossibilità di accedere all’area di gioco».

70% della raccolta — il più basso di tutto il casinò, contro il 90% di slot e roulette e l’80% dei tornei di carte.

C’è però un dettaglio che rende questo 70% diverso da tutti gli altri minimi: per le altre tipologie la norma scrive «non inferiore al 90% delle somme raccolte al netto dei jackpot», mentre per il bingo scrive «almeno il 70% della raccolta», senza quella deduzione. Il bingo è l’unica famiglia in cui il jackpot non si scorpora — e la SNAI lo conferma dichiarando che il suo 70% è «compreso l’ammontare dell’accantonamento per i vari jackpot».

È l’unica famiglia di giochi in cui puoi verificarlo da solo, perché la norma li obbliga a pubblicare quanto hanno restituito mese per mese e sala per sala. Siamo andati a leggere quelle tabelle, e alcuni numeri pubblicati stanno sotto il 70%.

Su BetFlag, agosto 2026: Rubino90 68,87%, Italia30 69,64%, Zaffiro75 69,99% — in una tabella la cui colonna accanto si intitola «% Vincita minima indicata da ADM» e contiene 70%. Le stesse tre sale, a giugno 2026, su Lottomatica, Goldbet e Planetwin365: 69,57%, 69,99% e 69,99%.

Va detto anche il contrario: quel numero è una restituzione realizzata in un mese, mentre il minimo legale si applica alla raccolta di ogni partita, e la metrica oscilla parecchio — la Sisal ha una sala a 62,50% in maggio e a 104,50% in giugno. Non stiamo dicendo che qualcuno violi la legge: diciamo che i numeri pubblicati non tornano con il minimo che gli stessi operatori indicano, e che nessuno lo spiega con una nota.

Commercialmente sono usati come sinonimi — la Sisal ha una sala chiamata «Tombola» dentro il suo prodotto Bingo. Giuridicamente esiste una sola tipologia autorizzata: «il bingo a distanza»; «tombola» non è una categoria di concessione.

Ma la parola copre tre regimi diversi. La tombola di famiglia è legale per eccezione espressa, se «in ambito familiare e privato» e «per fini prettamente ludici». La tombola di associazione richiede comunicazione a Prefetto e Sindaco trenta giorni prima, una cauzione pari ai premi, estrazione pubblica davanti a un incaricato del Comune, e non può superare 12.911,42€ di premi. Il bingo online segue il regolamento ADM di cui parla questa pagina.

Sulla meccanica, la differenza storica resta: nella tombola i premi si stabiliscono prima; nel bingo sono una percentuale della raccolta, mostrata mentre le cartelle si vendono.

Il caso più comune previsto dalla norma è la mancanza di giocatori: servono almeno tre partecipanti. E se sono esattamente tre, nessuno può detenere più della metà delle cartelle vendute. In entrambi i casi la partita non si fa e ti rimborsano integralmente le cartelle, con accredito sul conto di gioco.

L’altro caso è il guasto: in caso di malfunzionamento irreversibile la norma impone «l’annullamento delle partite e dei pagamenti effettuati nonché il rimborso integrale delle giocate», e precisa che quel rimborso «è, comunque, a carico del concessionario».

Il massimo è fissato per legge: 10,00€ per cartella, e il prezzo dev’essere «pari al centesimo di euro o ad un suo multiplo». Nella pratica il mercato italiano va da 0,02€ a 1,00€.

Due regole meno note. Il prezzo dev’essere uguale per tutti i giocatori nella stessa tipologia di premio; si possono vendere cartelle a prezzi diversi nella stessa partita solo se concorrono a montepremi diversi. E nella giocata a caratura — la giocata divisa in quote — il massimo è di 100 cedole, con un’avvertenza importante: «le cedole di caratura invendute non vengono considerate vincenti».

No, e conviene leggere la scheda della sala prima di comprare. L’esempio più netto è la Rubino90, dove il regolamento dichiara che «i Jackpot fissi vengono vinti solamente nelle partite dove il costo della singola cartella è di 0,50€». Chi gioca le cartelle da 0,10€ nella stessa sala non concorre al jackpot — e il lobby non lo segnala.

In generale i jackpot dipendono da entro quale chiamata esce il bingo (per esempio entro la 40ª o la 50ª), e la norma pone un limite: «la percentuale da assegnare ai fondi per l’erogazione dei premi a jackpot non può essere superiore a quella prevista per il premio obbligatorio del bingo».

Molto meno di quanto sembri, perché le sale sono circuiti condivisi fra più concessionari. Lottomatica, Goldbet, Planetwin365 e BetFlag offrono le stesse cinque sale (Rubino90, Diamante90, Zaffiro75, Italia30, BingOne). Sisal e SNAI condividono a loro volta il lobby: il 22 settembre alle 10:05 la sala SuperBingo mostrava 1.159 giocatori sulla Sisal e 1.161 sulla SNAI, con lo stesso premio in corso.

Significa che cambiare marca non cambia la sala: montepremi, giocatori e probabilità sono gli stessi. Quello che cambia sono il bonus, l’assistenza e la percentuale che ciascun concessionario dichiara di aver restituito ai propri giocatori.

Tiago Francisco
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La redazione di Scommesse Sportive è il team editoriale italiano di Gambling Digital Marketing. Verifichiamo ogni operatore nell’elenco pubblico dei concessionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e leggiamo alla fonte i regolamenti che citiamo.

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Revisione di: Antonio Barroso